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Deferoxamina
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La mwcg deferoxamina è un agente chelante utilizzato per trattare la tossicità da ferro o alluminio e alcune anemie dipendenti da trasfusioni di sangue.cite-ref-0-2-0[2]cite-ref-1-3-0[3]

Agisce legandosi agli ioni di ferro o alluminio, formando complessi stabili che possono essere eliminati dall'organismo. Inoltre, può contribuire a ripristinare l'equilibrio del ferro e prevenire ulteriori complicazioni associate all'eccesso di ferro o alluminio. Nel caso delle mwfaanemie dipendenti da mwfqtrasfusioni di sangue, aiuta a rimuovere l'eccesso di ferro accumulato a causa delle frequenti trasfusioni.cite-ref-0-2-1[2]cite-ref-1-3-1[3]

È isolato dal batterio Streptomyces pilosus.cite-ref-2-4-0[4]

Contents

Note

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Farmacologia

Indicazione d'uso

Utilizzato per il trattamento della tossicità acuta da ferro o alluminio (un eccesso di alluminio nell'organismo) in determinati pazienti. È inoltre impiegato in specifici pazienti affetti da anemia che devono sottoporsi a numerose trasfusioni di sangue.cite-ref-3-5-0[5]cite-ref-4-6-0[6]

Farmacodinamica

Agisce legandosi al ferro o alluminio libero nel flusso sanguigno e ne favorisce l'eliminazione attraverso l'urina. Rimuovendo l'eccesso di ferro o alluminio, l'agente riduce i danni provocati a vari organi e tessuti, come il fegato.cite-ref-3-5-1[5]cite-ref-4-6-1[6]

Meccanismo d'azione

La deferoxamina agisce nel trattamento della tossicità da ferro legandosi al ferro trivalente (ferrico) per il quale ha una forte affinità, formando la ferrioxamina, un complesso stabile che viene eliminato attraverso la via renale. Una dose di 100 mg di deferoxamina sono capaci di legare approssimativamente 8,5 mg di ferro trivalente (ferrico).cite-ref-3-5-2[5]cite-ref-4-6-2[6]

Il farmaco è impiegato inoltre nel trattamento della tossicità da alluminio legandosi all'alluminio legato ai tessuti per formare aluminoxamina, un complesso stabile e solubile in acqua. La formazione di aluminoxamina aumenta le concentrazioni di alluminio nel sangue, creando un gradiente di concentrazione più elevato tra il sangue e il dializzante, aumentando così l'eliminazione dell'alluminio durante la dialisi. Una dose di 100 mg di deferoxamina sono capaci di legare approssimativamente 4,1 mg di alluminio.cite-ref-3-5-3[5]cite-ref-4-6-3[6]

Assorbimento

Dopo somministrazione mwtgintramuscolare o sottocutanea, la deferoxamina viene rapidamente assorbita, mentre viene scarsamente assorbita dal mwtwtratto gastrointestinale in presenza di una mucosa intatta.cite-ref-2-4-1[4]

Volume di distribuzione

I dati riguardanti il mwvgvolume di distribuzione del farmaco non sono attualmente disponibili.cite-ref-2-4-2[4]

Legame con le proteine

In vitro, meno del 10% della deferoxamina si lega alle proteine sieriche.cite-ref-2-4-3[4]

Metabolismo

La deferoxamina viene principalmente metabolizzata nel mwywplasma e il suo metabolismo epatico è minimo. Sono stati isolati diversi metaboliti, ma non sono stati caratterizzati. Alcuni metaboliti della deferoxamina, in particolare il prodotto di mwzadeaminazione ossidativa, legano anche il ferro e quindi l'effetto antidotale del farmaco sembra non essere influenzato dal metabolismo epatico.cite-ref-2-4-4[4]

Eliminazione

Il mesilato di deferoxamina viene metabolizzato principalmente dagli enzimi plasmatici, ma le vie metaboliche non sono ancora state definite. Una parte viene anche escreta nelle feci attraverso la bile.cite-ref-2-4-5[4]

Emivita

Negli individui sani, la deferoxamina mostra un pattern di eliminazione bifasico, con una prima fase rapida che ha una emivita di 1 ora e una seconda fase lenta con emivita di 6 ore.cite-ref-2-4-6[4]

Clearance

I dati riguardanti la mwdwclearance del farmaco non sono attualmente disponibili.cite-ref-2-4-7[4]

Tossicità

La mwfgLD50 intravenosa nei topi è di 340 mg/kg, nei ratti è di 520 mg/kg e nei conigli è di 600 mg/kg, mentre se somministrata per via sottocutanea nei topi è di 1600 mg/kg e nei ratti è superiore a 1000 mg/kg. La LD50 orale nei topi è superiore a 3000 mg/kg e nei ratti è superiore a 1000 mg/kg. È stato riportato che l'uso prolungato per il sovraccarico cronico di ferro può causare nefrotossicità, mwfwototossicità e tossicità retinica.cite-ref-2-4-8[4]

Note

cite-note-11. Sigma Aldrich; rev. del 20.09.2012, riferita al mesilato
cite-note-0-22. mwjwG. J. Kontoghiorghes, mwkamwkqComparative efficacy and toxicity of desferrioxamine, deferiprone and other iron and aluminium chelating drugs, in mwkgToxicology Letters, vol.mwkw 80, n.mwla 1-3, 1995-10, pp.mwlq 1-18, mwlgDOI:mwlw10.1016/0378-4274(95)03415-h. mwmaURL consultato il 28 giugno 2023.
cite-note-1-33. mwngR. A. Yokel, mwnwmwoaAluminum chelation: chemistry, clinical, and experimental studies and the search for alternatives to desferrioxamine, in mwoqJournal of Toxicology and Environmental Health, vol.mwog 41, n.mwow 2, 1994-02, pp.mwpa 131-174, mwpqDOI:mwpg10.1080/15287399409531834. mwpwURL consultato il 28 giugno 2023.
cite-note-2-44. mwuwmwvamwvqDeferoxamine, su mwvggo.drugbank.com. mwvwURL consultato il 28 giugno 2023.
cite-note-3-55. mwyqChaim Hershko, Gabriela Link e Abraham M. Konijn, mwygmwywObjectives and mechanism of iron chelation therapy, in mwzaAnnals of the New York Academy of Sciences, vol.mwzq 1054, 2005, pp.mwzg 124-135, mwzwDOI:mw0a10.1196/annals.1345.015. mw0qURL consultato il 28 giugno 2023.
cite-note-4-66. mw2wMaria D. Cappellini, Khaled M. Musallam e Ali T. Taher, mw3amw3qOverview of iron chelation therapy with desferrioxamine and deferiprone, in mw3gHemoglobin, 33 Suppl 1, 2009, pp.mw3w S58–69, mw4aDOI:mw4q10.3109/03630260903346924. mw4gURL consultato il 28 giugno 2023.

Bibliografia

• mw5gBritish national formulary, Guida all’uso dei farmaci 4 edizione, Lavis, agenzia italiana del farmaco, 2007.

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